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TESTIMONIANZE
Sheyla Biasini
Volontaria al Villaggio della Speranza nel 2003, 2004 e 2006
Attualmente presidente della ONLUS “Villaggio della Speranza”
“La prima volta che andai a visitare il Villaggio della Speranza tutta la struttura consisteva in un pozzo e una casa, i bambini ospitati erano 3. Il progetto sembrava faraonico e la sfida già persa in partenza: in africa si contavano già 15 milioni di sieropositivi, come si può pensare di salvarli tutti con un pozzo e una casa? Poi suor Rosaria mi fece leggere questa storia, che ben rappresenta lo spirito del Villaggio della Speranza. Da allora non passa giorno in cui non pensi ad almeno una stella marina”…
“Una storia racconta di un bambino che passeggiava su una spiaggia dopo una violenta mareggiata. La spiaggia era piena di stelle marine trasportate dal mare; il bimbo camminava e, una alla volta, ributtava le stelle marine in acqua per evitare che si seccassero al sole.
Un signore vide il bimbo da lontano e, accortosi di quello che stava facendo, si avvicinò e disse:"piccolo, perché ti dai tanta pena? Non vedi quante stelle marine ci sono? Non potrai mai salvarle tutte". Il bimbo si voltò e chinatosi prese in mano una stella marina e la ributtò in mare: "tutte no, ma questa si"...
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ESSERE BAMBINO IN AFRICA
Che tu arrivi in un villaggio qualsiasi sperduto nella savana o che ti fermi sul ciglio della strada sterrata in mezzo al nulla più assoluto e subito sei circondata da un nugolo di bambini di tutte le età, scalzi, impolverati, con gli slippini pieni di buchi. Qualcuno sorride , un altro ti guarda impaurito, quello più spavaldo osa toccarti. Ti chiedi "ma da dove sono arrivati! Intorno non vedi nulla, né una casupola né un filo di fumo.
Eppure i bambini ci sono e tanti…l'Africa è un continente giovane, pensi. Cominci a fare domande: "Jina lako nani" Come ti chiami? … e ridono forse per superare la timidezza, forse perché sei tu buffa. Tu, un adulto, ti fermi a parlare con loro, i bambini: gli adulti comandano "fai questo, fai quest'altro, non andare lì…e così via.
Chiedo ai più grandini che portano in braccio il fratellino di un anno con il moccio al naso –da lì capisco appieno il termine moccioso- "sei andato a scuola?"…ridono ma qualcuno risponde "sì", "ma a che ora?" (sono le dieci del mattino) "dalle sette alle nove poi il maestro doveva andare a coltivare il mais e se ne è andato con i ragazzi più grandi". Pensi: ma coltivare il campo fa forse parte dell'educazione scolastica o è una cosa che possono imparare in famiglia? Sarà per questo che i genitori non mandano i figli, soprattutto le figlie, a scuola? Perché aiutare il maestro quando possono benissimo aiutare a casa: Sarà il prossimo argomento nell'assemblea degli anziani: cambiare maestro.
Intanto l'analfabetismo c'è, tra il 40 e il 60 per cento, dipende dal paese , da chi governa, dagli aiuti. Ti accorgi che nei giovani c'è fame c'è sì fame di cibo ma soprattutto fame di scuole, di conoscenze, di sapere.
Riparata la ruota, continui il cammino; una decina di mucche gibbose ti attraversa la strada, per ultimi passano due bambini con il bastone in mano, uno può avere otto anni e l'altro cinque: a loro è affidato il compito di far pascolare bene la mandria e di riportarla alla stalla.
Ti viene spontaneo il paragone con i nostri bambini di quell'età!
Passi oltre e vedi passare tre donne: sulla testa hanno il secchio d'acqua da dove non cade una goccia d'acqua e sulla schiena portano a mo' di zaino l'ultimo nato di pochi mesi. Fino a uno-due anni i bambini sono portati sul dorso della mamma o della sorella a stretto contatto con il corpo di un altro, poi quando cominciano a camminare sono via-via lasciati sempre più liberi anche di mangiare dove e quello che trovano…il bambino diventa sempre più figlio del clan famigliare.
Respiri una grande libertà in Afrioca, sconfinata, ma allo stesso tempo è una libertà che ti impone delle regole sociali di comportamento da cui non esci.
Prova ad entrare in una scuola, in una chiesa…non c'è un bambino che fiata quando parla un adulto, l'autorità! No comment!
Questa è l'Africa , l'antico continente da dove è scoppiato il mondo e nato l'Uomo, ma sempre giovane e carico di futuro.
Assunta Ossi
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Lettera di Don Vincenzo - Natale 2009
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